Il pasticcio di Stamina

staminali
Quella di Stamina è una delle storie più tristi che ci è toccato sentire negli ultimi anni. E non solo perché coinvolte ci sono persone, bambini e famiglie con un immenso carico di dolore e di angoscia. E’ triste anche perché ci dimostra come nel nostro paese sia stato possibile esercitare la professione medica senza averne i requisiti, somministrare cure che non sono state autorizzate dalle istituzioni sanitarie competenti. E nonostante questo come si siano trovati tribunali e magistrati che queste cure illegali le hanno imposte.


Come lo Stato non abbia vigilato fino dall’inizio, anzi come almeno in un caso, quello dell’Ospedale di Brescia tramite la regione Lombardia, sia stato quantomeno leggero nell’accordare permessi di somministrazione delle infusioni. E come si sia speculato sul dolore, sulla speranza di genitori obbligati a vedere i propri figli malati in modo irreversibile e invalidante. Ora l’inchiesta di Torino è conclusa con accuse pesantissime, se si arriverà a un processo vedremo i responsabili sul banco degli imputati, capiremo dove sta la ragione, sentiremo le testimonianze di chi è stato costretto a pagare somme enormi per cure rivelatesi poi inefficaci. Scopriremo, forse, la verità. Ma una cosa è fino da ora chiara: Vannoni e i suoi non hanno voluto seguire le regole delle comunità della scienza. Che prevede la sperimentazione prima della somministrazione ai pazienti, la pubblicazione su riviste scientifiche, in modo che il lavoro venga “giudicato” (no, professor Vannoni, questa non è una parolaccia, ogni buon scienziato lo fa, senza gridare ai complotti se viene bocciato, provando e riprovando finché non arriva il risultato buono) . E’ questo che ci fa dubitare, la strada anomala che il metodo Stamina ha preso. Questa indisponibilità a farsi giudicare e il gridare al sabotaggio facendosi scudo dei malati e dei bambini. Qualcuno dice che le infusioni sono inefficaci quando non dannose. Non è d’accordo, professore?  Bene, lo dimostri con gli strumenti della scienza, e noi ben volentieri cambieremo idea.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *