Dove osano i bosoni

Un interruttore per il tumore

Sono furbe, le cellule dei tumori del sangue. Talmente furbe da ingannare le barriere messe lì apposta per bloccarle e per impedire che si moltiplichino all’infinito. Il nostro corpo si mette in allarme quando capisce che qualcosa non va, fa intervenire il sistema immunitario se riconosce un’infezione, blocca la crescita anomala di cellule malate o che trasmettono danni al Dna.

 



Normalmente la crescita incontrollata o un danno genetico fa intervenire un gene sentinella – YAP1  – che provoca la morte della cellula che si comporta in modo così anomalo.  Ma le cellule tumorali che portano alle leucemie, ai mielomi o ai linfomi, le malattie del sangue più diffuse, riescono a bypassare questo controllo.  In pratica disattivano il gene sentinella, lo spengono, lo riducono all’impotenza. E così crescono e fanno crescere il tumore.

Ma ora questo trucchetto è stato scoperto: grazie ai ricercatori del San Raffaele che hanno scovato la procedura usata dalla malattia per ingannare l’organismo. C’è infatti una proteina – STK4 – che il tumore usa per spegnere il gene sentinella, il paravento dietro il quale le cellule malate si nascondono per non venire soppresse. L’arma potente in mano ai medici, ora, è la eliminazione di questa proteina: inattivata la STK4 il gene che combatte le cellule malate è di nuovo nella sua piena funzione, aggredisce e provoca la morte del tumore.

 

Nuova cura, quindi? Per ora solo una ricerca, ma con enormi potenzialità terapeutiche, dicono i ricercatori coinvolti, che hanno pubblicato il lavoro su Nature Medicine. E d’altronde è ormai opinione comune che questa sia la strada giusta, la lotta genetica, la scoperta di molecole che possono colpire i geni responsabili dell’insorgenza di tumori. O, come in questo caso, la riattivazione di geni che combattono per il malato.  Scoprendo tutti i punti deboli della malattia e colpendo proprio lì, senza le conseguenze pesanti di cure più convenzionali come la chemioterapia.

Da ricordare poi che questo lavoro è frutto di una “buona ricerca”, del lavoro di scienziati che sgobbano per arrivare a un risultato, che poi sottopongono al giudizio della comunità scientifica.  In Italia sono molti i centri che possono onorare il Paese con professionalità serie e rigorose. Non dimentichiamolo e aiutiamoli.