Una barriera, bella e buona

 

C’è un motivo in più per salvare le barriere coralline che cingono alcuni dei posti più belli del mondo. Ed è quello che presenta una ricerca pubblicata su Nature Communication: la barriera corallina, se ben conservata, diventa una diga naturale a protezione delle popolazioni.

 

barriera


200 milioni di persone che vivono sulle coste di più di 80 nazioni nel mondo sono potenzialmente esposte a inondazioni, alluvioni devastanti, tempeste violente. Periodicamente dobbiamo contare le vittime di questi fenomeni naturali che diventano sempre più improvvisi e aggressivi, non lasciano il tempo né di allestire difese adeguate, né di mettere in salvo le popolazioni. I danni poi incidono pericolosamente sulle economie, sulla struttura del territorio, distruggono abitazioni e attività lavorative, rovinano per sempre i campi e le coltivazioni.

Gli autori dello studio suggeriscono una soluzione che è tanto semplice quanto intuitiva: conserviamo al meglio le barrire coralline. E dati alla mano  dimostrano che le barriere naturali di corallo forniscono una protezione sostanziale ed estremamente efficace contro i pericoli naturali. Lo studio evidenzia che i reef naturali abbattono la pericolosità delle onde che si infrangono sulla costa, riducendo  la loro energia  in media del 97%, quasi del tutto quindi. E che la parte più alta delle barriere, quella che sta al pelo dell’acqua, da sola agisce sull’86% della forza distruttiva delle onde. Insomma, inutile andare a cercare protezioni artificiali, frangiflutti costosi. La natura già fornisce il rimedio, e la cosa più ragionevole da fare è conservare al meglio questi straordinari protettori delle coste. Il suggerimento che arriva dalla ricerca, alla quale hanno dato un robusto contributo anche tre italiani che lavorano tra l’Università di Bologna e gli Stati Uniti, è di investire risorse per diminuire le aggressioni ai reef, operazione che risulta anche altamente economica, visto che  il recupero di porzioni di barriera corallina, a parità di estensione, è 10 volte meno costoso dell’allestimento di barriere artificiali. 

 

barriera_corallina_2030

 

Quindi ci converrebbe tenerci ben stretta questa meraviglia della natura, un ecosistema ricchissimo come sa bene chiunque abbia avuto la fortuna di immergersi e nuotare in mezzo ai pesci di mille colori, alle formazioni di corallo delle più incredibili forme. Proprio nei coralli sta la fragilità delle barriere, organismi vivi ma molto sensibili. Tanto che gli sforzi dei biologi si stanno orientando alla ricerca di specie più resistenti ai cambiamenti climatici, come riferisce la rivista Science. La popolazione di corallo più forte è stata individuata nelle isole Samoa Americane, è il corallo a ombrello Acropora Hyacinthus (foto sotto), sottoposta a temperature alle quali altri coralli morirebbero. Ma non questi. Che anzi ci mettono appena un paio di anni ad acclimatarsi perfettamente. Il passo successivo potrebbe essere creare barriere naturali ma progettate, con innesti di queste specie un po’ più resistenti.

 

ahyacinthus-630

 

Questo studio ha raccolto molti favori, ma anche qualche parere molto critico, si vede sempre con sospetto l’interferenza umana nell’evoluzione naturale. Ma il tempo stringe, dal 1950 ad oggi si è perso un buon 19% delle formazioni coralline, un altro 35% è seriamente minacciato. Le barriere belle, ma come abbiamo visto anche utili per salvare vite umane, vanno messe in sicurezza. Anche rinunciando a qualche principio di etica, che qualche volta  risulta più formale che non sostanziale.

 

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *